Wall Street torna sui massimi: inflazione sotto controllo e tecnologia protagonista
I mercati azionari americani continuano a mostrare una notevole capacità di recupero. La seduta di giovedì si è chiusa con un
nuovo record per l'S&P 500, sostenuto da dati sull'inflazione alla produzione più contenuti delle attese
e da una nuova discesa delle preoccupazioni legate alla politica monetaria della Federal Reserve.
Il dato più importante della giornata è arrivato dall'indice dei prezzi alla produzione (PPI), rimasto invariato nel mese di luglio
contro un aumento dello 0,2% previsto dagli analisti. Su base annua, il PPI è salito del 4,7%,
anche in questo caso leggermente meglio del 4,9% atteso.
Anche il PPI core, che esclude le componenti più volatili, ha fornito indicazioni complessivamente rassicuranti:
l'incremento mensile è stato dello 0,2%, contro lo 0,3% previsto. L'unica nota leggermente meno favorevole è arrivata
dal dato core annuale, salito al 4,2%, un decimo sopra le aspettative.
Il messaggio che il mercato sembra aver recepito è abbastanza chiaro:
le pressioni inflazionistiche non stanno accelerando come si temeva.
Dopo i recenti dati sull'inflazione e il debole rapporto sull'occupazione della scorsa settimana, gli investitori considerano ora
molto meno probabile un aumento dei tassi nella prossima riunione della Federal Reserve. Questo non significa, tuttavia, che il problema
sia definitivamente risolto. Un eventuale nuovo intervento entro la fine dell'anno rimane possibile e molto dipenderà dai prossimi dati macroeconomici.
Un appuntamento particolarmente importante sarà il Simposio di Jackson Hole, previsto per la fine del mese.
Le parole dei rappresentanti della Federal Reserve saranno analizzate con grande attenzione per comprendere quale direzione potrebbe prendere
la politica monetaria nei prossimi mesi.
È interessante osservare quanto rapidamente sia cambiato lo scenario. Soltanto pochi giorni fa, il rialzo del petrolio aveva riportato in primo piano
il rischio inflazione, mentre alcuni esponenti della Fed tornavano a discutere apertamente della possibilità di mantenere una politica monetaria più restrittiva.
Oggi, con prezzi alla produzione più contenuti e un'inflazione al consumo che non ha sorpreso negativamente,
il mantenimento dei tassi a settembre appare lo scenario più probabile.
Restano comunque tre variabili fondamentali da monitorare:
Medio Oriente, prezzo del petrolio e prossimi dati sull'inflazione.
Sul fronte azionario, la reazione è stata positiva.
L'S&P 500 ha guadagnato lo 0,65%, chiudendo a 7.798,99 punti
e stabilendo un nuovo massimo storico di chiusura. Durante la seduta l'indice ha inoltre superato per la prima volta quota 7.800.
Il NASDAQ ha fatto ancora meglio, avanzando dello 0,81% fino a 26.803,03 punti,
mentre il Dow Jones ha interrotto una serie di tre sedute negative salendo dello 0,13%
a 53.839,99 punti.
Ancora una volta, il settore tecnologico è stato uno dei principali motori del mercato.
Particolarmente forti i titoli legati alle memorie e allo storage: Sandisk ha guadagnato il 13,7%,
Western Digital il 7,3%, Seagate il 4,9% e Micron il 4,2%.
Non tutto il comparto tecnologico, però, si è mosso nella stessa direzione. Alcune trimestrali sono state accolte negativamente dagli investitori:
Cisco ha perso l'8,4%, mentre Cerebras ha ceduto l'11,9%.
Questo è un elemento interessante perché dimostra come, anche all'interno di un mercato complessivamente forte, gli investitori continuino a distinguere
in maniera molto netta tra aziende, risultati e aspettative.
La velocità con cui è cambiato il sentiment nelle ultime settimane merita inoltre attenzione. Alla fine di luglio il settore tecnologico aveva attraversato
una fase di forte debolezza, mentre oggi il QQQ è tornato a circa il 2% dai suoi massimi storici.
La prossima indicazione arriverà dalle vendite al dettaglio, per le quali il mercato attende una crescita dello 0,1%.
Il dato sarà importante perché permetterà di capire meglio lo stato di salute del consumatore americano e, di conseguenza, dell'economia statunitense.
Il bilancio settimanale rimane per il momento moderatamente positivo per i principali indici tecnologici e per l'S&P 500:
quest'ultimo guadagna circa lo 0,5% nelle prime quattro sedute della settimana, mentre il NASDAQ è in rialzo dello 0,4%.
Il Dow Jones rimane invece indietro, con una flessione settimanale di circa lo 0,4%.
Il mio punto di vista
Il dato più importante della seduta non è, a mio avviso, il nuovo record dell'S&P 500. È piuttosto
la combinazione tra inflazione, mercato del lavoro e aspettative sui tassi d'interesse.
Il mercato sta iniziando a costruire uno scenario nel quale l'economia americana rallenta abbastanza da ridurre le pressioni inflazionistiche,
ma non abbastanza da provocare una recessione significativa. Se questo equilibrio dovesse reggere, sarebbe probabilmente uno degli scenari migliori possibili
per il mercato azionario.
È però importante non confondere uno scenario favorevole con l'assenza di rischi.
L'inflazione rimane superiore ai livelli desiderati dalla Federal Reserve e il petrolio continua a rappresentare una variabile potenzialmente destabilizzante.
Un nuovo aumento significativo dell'energia potrebbe rapidamente modificare le aspettative che oggi stanno sostenendo i mercati.
Per questo motivo considero particolarmente importanti le prossime settimane.
Jackson Hole, petrolio, inflazione e andamento dell'economia reale saranno probabilmente i quattro elementi capaci di determinare
se il mercato riuscirà a consolidare gli attuali massimi oppure se tornerà una fase di maggiore volatilità.
L'opinione di Marco Bernasconi
Quello che sta accadendo in queste settimane rappresenta, secondo me, una delle lezioni più importanti per chi investe in Borsa:
i mercati possono cambiare direzione molto più velocemente delle opinioni degli investitori.
Soltanto poche settimane fa il settore tecnologico stava attraversando una correzione importante e molti investitori cominciavano nuovamente a temere
che il grande ciclo rialzista della tecnologia fosse arrivato alla sua conclusione. Oggi siamo nuovamente molto vicini ai massimi storici.
È esattamente per questa ragione che non credo sia efficace costruire una strategia d'investimento cercando continuamente di prevedere il movimento del mercato
dei prossimi tre o quattro giorni.
Preferisco concentrarmi su un'altra domanda:
quali sono le aziende che voglio possedere quando il mercato torna a salire?
Il comportamento dei titoli tecnologici nella seduta di ieri è significativo. Il settore è salito, ma non tutte le aziende sono salite.
Alcuni titoli hanno registrato guadagni molto importanti, mentre altri sono stati duramente penalizzati dopo la pubblicazione dei risultati.
Questo ci ricorda che comprare tecnologia non significa automaticamente comprare qualità. Anche all'interno dei settori più forti
è necessario selezionare le aziende, studiarne i fondamentali, comprenderne le prospettive e valutare correttamente il prezzo che il mercato ci chiede di pagare.
Per quanto riguarda il quadro generale, continuo quindi a mantenere una visione costruttiva sul mercato azionario, senza però ignorare i rischi.
I nuovi massimi dell'S&P 500 sono certamente un segnale di forza, ma non rappresentano da soli una ragione sufficiente per acquistare indiscriminatamente.
Al contrario, quando i mercati si trovano sui massimi diventa ancora più importante essere selettivi.
Disciplina, qualità delle aziende, corretta gestione del rischio e capacità di distinguere il rumore di breve periodo dai cambiamenti strutturali
rimangono, a mio avviso, gli elementi fondamentali per ottenere risultati nel lungo periodo.
Marco Bernasconi
Founder & Chief Investment Strategist
Marco Bernasconi Trading
Le opinioni espresse rappresentano valutazioni personali dell'autore e hanno finalità esclusivamente informative.
Non costituiscono una raccomandazione personalizzata di investimento né una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari.