S&P 500 e Nasdaq chiudono la settimana in rialzo, nonostante un venerdì poco brillante
Dopo una settimana caratterizzata da dati sull'inflazione, trimestrali societarie e nuovi massimi storici,
Wall Street ha chiuso venerdì con una seduta leggermente negativa. Il calo dell'ultima giornata non è stato tuttavia
sufficiente a cancellare i progressi settimanali dell'S&P 500 e del Nasdaq, mentre il Dow Jones ha mostrato una maggiore debolezza.
L'S&P 500, dopo aver raggiunto nuovi massimi storici nella seduta di giovedì, ha perso venerdì lo
0,17%, chiudendo a 7.785,76 punti. Il bilancio complessivo della settimana rimane comunque positivo,
con un progresso dello 0,4%.
Il NASDAQ ha ceduto lo 0,28%, terminando la seduta a 26.729,16 punti.
Anche in questo caso il bilancio settimanale resta leggermente positivo, con un guadagno dello 0,1%.
Più debole invece il Dow Jones, che venerdì ha perso lo 0,20% chiudendo a
53.732,41 punti. Per l'indice si tratta della quarta seduta negativa delle ultime cinque,
con una perdita settimanale complessiva dello 0,6%.
Un segnale interessante è arrivato invece dalle società a minore capitalizzazione.
Il Russell 2000 ha guadagnato venerdì lo 0,51%, raggiungendo
3.068,42 punti e mettendo a segno la quarta seduta positiva consecutiva.
Negli ultimi cinque giorni l'indice delle small cap è avanzato dell'1,1%.
La forza del Russell 2000 merita attenzione perché potrebbe indicare un
progressivo allargamento della partecipazione al rialzo del mercato, dopo una lunga fase nella quale
gran parte delle performance è stata concentrata soprattutto sulle società tecnologiche e sulle aziende a maggiore capitalizzazione.
Sul fronte macroeconomico, invece, la giornata ha fornito indicazioni decisamente meno incoraggianti.
Le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,6% a luglio, contro aspettative che indicavano una crescita
dello 0,1%. Una differenza significativa, che riporta l'attenzione sulla reale forza del consumatore americano.
Anche l'indice sulla fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan ha mostrato un deterioramento,
scendendo a 51 punti dai precedenti 55,2, mentre contemporaneamente sono aumentate le aspettative
dei consumatori sull'inflazione.
Questa combinazione merita particolare attenzione:
consumi più deboli, fiducia in calo e aspettative d'inflazione in aumento
non rappresentano necessariamente lo scenario ideale per la Federal Reserve.
In questo caso, infatti, non siamo davanti al classico meccanismo secondo il quale una cattiva notizia economica può diventare
una buona notizia per i mercati perché aumenta la probabilità di una politica monetaria più accomodante.
Un rallentamento dei consumi accompagnato da aspettative inflazionistiche crescenti pone invece la Fed davanti
a un equilibrio molto più complesso.
La prossima settimana permetterà di comprendere meglio la situazione del consumatore americano.
Con la stagione degli utili ormai vicina alla conclusione, saranno infatti soprattutto le grandi società del
commercio al dettaglio a diventare protagoniste.
Sono attesi i risultati di Home Depot, TJX Companies, Lowe's e Target, ma l'appuntamento
probabilmente più importante sarà quello con Walmart.
Il più grande retailer americano pubblicherà i propri risultati giovedì e il mercato osserverà con attenzione
non soltanto utili e ricavi, ma soprattutto le indicazioni fornite dal management sull'andamento dei consumi.
Walmart arriva inoltre all'appuntamento dopo una fase non particolarmente brillante in Borsa.
Nonostante la precedente trimestrale avesse superato le aspettative su utili, ricavi e vendite comparabili,
il titolo non era riuscito a recuperare il terreno perso successivamente e si trova ancora significativamente
al di sotto dei livelli precedenti alla pubblicazione.
La nuova trimestrale potrebbe quindi rappresentare un test importante non soltanto per Walmart,
ma anche per comprendere quanto sia realmente solido il consumatore americano in questa fase del ciclo economico.
Il mio punto di vista
La seduta di venerdì non modifica in maniera sostanziale il quadro generale del mercato.
Dopo aver raggiunto nuovi massimi storici, una giornata leggermente negativa dell'S&P 500 e del Nasdaq
rientra nella normale dinamica di consolidamento.
Trovo invece molto più interessante ciò che sta accadendo sotto la superficie degli indici.
Da una parte abbiamo un Russell 2000 in accelerazione, che potrebbe rappresentare un primo segnale
di maggiore partecipazione delle small cap al movimento rialzista. Se questa tendenza dovesse proseguire,
sarebbe un elemento positivo perché renderebbe il rialzo del mercato meno dipendente da un numero ristretto di grandi società.
Dall'altra parte iniziano però ad apparire alcuni segnali di debolezza nell'economia reale.
Il dato sulle vendite al dettaglio è stato nettamente inferiore alle aspettative e il deterioramento
della fiducia dei consumatori merita attenzione.
Il punto centrale delle prossime settimane sarà quindi capire se stiamo assistendo a un
rallentamento ordinato dell'economia americana oppure all'inizio di una debolezza più significativa dei consumi.
Le trimestrali dei grandi retailer della prossima settimana potranno darci indicazioni molto importanti in questo senso.
L'opinione di Marco Bernasconi
Una delle cose che considero più importanti quando analizzo il mercato è
non fermarmi mai semplicemente al colore verde o rosso degli indici.
Venerdì S&P 500 e Nasdaq hanno chiuso in ribasso. Preso isolatamente, questo dato ci dice molto poco.
Se allarghiamo lo sguardo all'intera settimana, entrambi gli indici rimangono invece positivi
e l'S&P 500 arriva da nuovi massimi storici.
Ma c'è un elemento che personalmente considero ancora più interessante: mentre i grandi indici hanno rallentato,
il Russell 2000 ha continuato a salire.
Per molto tempo abbiamo assistito a un mercato nel quale una parte importante dei rendimenti era concentrata
su poche grandi società, soprattutto tecnologiche. Se il capitale iniziasse progressivamente a spostarsi
anche verso aziende di minore capitalizzazione, il mercato potrebbe diventare più equilibrato
e il rialzo potrebbe acquisire basi più ampie.
Questo non significa che dobbiamo ignorare i segnali provenienti dall'economia.
Il consumatore americano rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'economia statunitense.
Per questo considero il forte calo delle vendite al dettaglio un dato da non sottovalutare.
La prossima settimana sarà quindi particolarmente interessante. Le trimestrali di
Walmart, Home Depot, Lowe's, Target e degli altri grandi retailer ci permetteranno di osservare
l'economia non attraverso una statistica, ma attraverso ciò che le aziende stanno realmente vedendo
nei comportamenti di milioni di consumatori.
Ed è proprio questo il tipo di informazione che cerco quando analizzo il mercato:
non un singolo numero, ma la conferma di una tendenza attraverso più segnali indipendenti.
Per il momento continuo a considerare costruttivo il quadro generale dell'azionario americano,
ma credo che questa sia una fase nella quale la selezione diventerà sempre più importante.
Non dobbiamo necessariamente cercare il mercato che salirà di più.
Dobbiamo cercare le aziende migliori all'interno del mercato che abbiamo davanti.
È questa distinzione che, nel lungo periodo, può fare una grande differenza.
Marco Bernasconi
Founder & Chief Investment Strategist
Marco Bernasconi Trading
Le opinioni espresse rappresentano valutazioni personali dell'autore e hanno finalità esclusivamente informative.
Non costituiscono una raccomandazione personalizzata di investimento né una sollecitazione all'acquisto
o alla vendita di strumenti finanziari.