Gennaio chiude in positivo, ma la volatilità domina l’avvio del 2026
Non è stato un mese particolarmente brillante per le azioni, ma i principali indici sono comunque riusciti a chiudere gennaio in territorio positivo, tutti con guadagni superiori all’1%. Ne emerge un inizio di 2026 costruttivo, ma caratterizzato da una volatilità elevata e da un mercato tutt’altro che lineare.
Nel dettaglio, il Dow Jones ha archiviato il mese con un progresso dell’1,7%, l’S&P 500 ha guadagnato l’1,4% e il NASDAQ poco meno dell’1%. Tuttavia, gran parte del rialzo si è concentrata nella prima settimana di gennaio. Le tre settimane successive sono state segnate da difficoltà crescenti, tra cui le minacce tariffarie legate alla Groenlandia e una risposta tiepida del mercato agli utili del Mag 7.
L’attenzione degli investitori si è spostata anche sul fronte politico-monetario, dopo la nomina di Kevin Warsh da parte del Presidente Trump come prossimo Presidente della Fed. Il chiarimento è stato accolto positivamente, ma non è bastato a rompere la fase di stallo che sta caratterizzando gli indici.
L’ultima seduta della settimana ha visto il NASDAQ scendere dello 0,94%, mentre il Dow Jones ha perso lo 0,36%. Nonostante il bilancio mensile resti positivo, entrambi gli indici hanno ora alle spalle tre settimane consecutive di ribassi. L’S&P 500 ha ceduto lo 0,43% nella seduta, ma è riuscito comunque a chiudere la settimana in lieve rialzo, mostrando ancora una volta una buona capacità di recupero dai minimi intraday.
I risultati del Mag 7 pubblicati nel corso della settimana hanno superato ampiamente le attese su utili e ricavi, ma questo non è stato sufficiente a soddisfare un mercato sempre più esigente. Microsoft ha pagato il forte incremento della spesa in conto capitale e un rallentamento del business cloud, mentre Apple, pur forte di un trimestre solido e di una crescita significativa delle vendite di iPhone, ha registrato una reazione contenuta. Meta è stata l’unica a mettere a segno un rialzo iniziale molto marcato, salvo poi restituire parte dei guadagni.
Il contesto attuale sta spingendo diversi analisti a ipotizzare nuove fasi di turbolenza. Sebbene le prospettive di medio-lungo periodo per il 2026 restino supportate da una Fed accomodante e dalla spinta strutturale dell’intelligenza artificiale, non possono essere ignorati alcuni segnali di esaurimento. La combinazione tra movimenti parabolici delle materie prime e una stagionalità storicamente sfavorevole suggerisce che una fase di consolidamento sia uno scenario plausibile.
Le prossime sedute aiuteranno a chiarire se si tratta dell’inizio di un febbraio più incerto o di una semplice debolezza temporanea. Il calendario degli utili resta fitto, con Alphabet e Amazon attese nei prossimi giorni, precedute dai risultati di Palantir, Disney e AMD.
Sul fronte macroeconomico, il PPI ha sorpreso al rialzo, segnalando pressioni inflazionistiche ancora presenti a livello dei prezzi all’ingrosso. La prossima settimana sarà particolarmente densa di dati, con il report sui Non-Farm Payrolls di venerdì come principale appuntamento. A fare da sfondo resta anche il rischio di una chiusura parziale delle attività governative, che mantiene alto il livello di prudenza tra gli operatori.
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