Tecnologia sotto pressione: Wall Street arretra per il terzo giorno consecutivo
I mercati azionari americani hanno chiuso ieri la terza seduta consecutiva in ribasso,
con una pressione particolarmente forte sul settore tecnologico e sui semiconduttori. Dopo il rally delle settimane precedenti,
il mercato sta attraversando una fase di maggiore volatilità, alimentata soprattutto dal rialzo dei rendimenti obbligazionari,
dal prezzo elevato del petrolio e dal ritorno dei timori sull'inflazione.
Il NASDAQ è stato l'indice maggiormente penalizzato, con una flessione dell'1,33%
a 26.289,71 punti.
Particolarmente pesante la seduta per il settore delle memorie. Sandisk e Seagate hanno perso oltre il 9%,
mentre Western Digital e Micron hanno ceduto più del 7%.
Le vendite hanno coinvolto anche altri protagonisti del comparto semiconduttori: Intel ha perso il 6,6%,
AMD il 4,3% e NVIDIA il 2,3%.
La correzione si è estesa a molti dei titoli maggiormente legati al tema dell'intelligenza artificiale.
Nebius ha ceduto il 7,6%, Cerebras il 12,7%,
Applied Optoelectronics il 15,2% e Arm Holdings il 6,7%.
Movimenti importanti, soprattutto considerando che molti di questi titoli arrivavano da forti rialzi nella prima parte del mese.
Il punto fondamentale, tuttavia, è comprendere
se questa correzione rappresenti un deterioramento dei fondamentali oppure una rivalutazione dei prezzi determinata
dal cambiamento dello scenario macroeconomico.
Per il momento sembra prevalere soprattutto la seconda interpretazione.
Non sono infatti emersi elementi tali da modificare radicalmente le prospettive strutturali della domanda legata
all'intelligenza artificiale, ai data center o alle memorie. È invece cambiato il contesto nel quale il mercato valuta queste prospettive.
Rendimenti e petrolio tornano al centro dell'attenzione
La pressione sul settore tecnologico è arrivata contemporaneamente a un nuovo aumento dei
rendimenti dei Treasury americani.
Il rendimento dei titoli del Tesoro a 30 anni ha raggiunto livelli che non si vedevano da quasi vent'anni.
Per le aziende growth questo rappresenta un elemento particolarmente importante. Quando aumentano i rendimenti obbligazionari,
il valore attuale degli utili attesi nel futuro tende a diminuire e le valutazioni più elevate diventano più difficili da sostenere.
Contemporaneamente, il petrolio si sta avvicinando agli 85 dollari, alimentando nuovamente
le preoccupazioni sull'inflazione.
La combinazione tra rendimenti elevati, petrolio in rialzo e timori inflazionistici sta quindi creando
un contesto meno favorevole per quei titoli growth che erano stati protagonisti dei rialzi precedenti.
Anche gli altri principali indici hanno chiuso in territorio negativo.
L'S&P 500 ha perso lo 0,69%, terminando la seduta a
7.691,76 punti, mentre il Dow Jones ha limitato maggiormente le perdite,
cedendo lo 0,22% a 53.343,40 punti.
Il fatto che il Nasdaq abbia registrato una perdita significativamente superiore rispetto al Dow conferma come,
almeno per il momento, la pressione sia concentrata soprattutto sulle aree del mercato caratterizzate
dalle valutazioni e dalle aspettative di crescita più elevate.
Ora attenzione alla Federal Reserve
La prossima indicazione importante arriverà dai verbali dell'ultima riunione del FOMC.
Normalmente i verbali della Federal Reserve non producono necessariamente grandi movimenti,
ma questa volta potrebbero essere particolarmente interessanti.
L'ultima riunione ha infatti mostrato un confronto significativo all'interno della banca centrale sulla necessità
di contrastare nuovamente l'inflazione. Nonostante la decisione finale di lasciare invariati i tassi,
tre membri hanno votato a favore di un rialzo.
Gli investitori cercheranno quindi di comprendere quanto sia realmente forte all'interno della Fed la componente favorevole
a una politica monetaria più restrittiva e quali condizioni potrebbero portare a un aumento dei tassi entro la fine dell'anno.
Con il petrolio nuovamente elevato e i rendimenti obbligazionari in aumento, ogni indicazione in questa direzione
potrebbe avere conseguenze soprattutto sui titoli tecnologici.
Il retail continua a raccontarci l'economia americana
Anche il fronte delle trimestrali rimane particolarmente interessante.
Oggi saranno pubblicati i risultati di TJX Companies, Lowe's, Target ed Estée Lauder,
oltre a quelli di Analog Devices nel settore dei semiconduttori.
Ancora una volta, le indicazioni provenienti dai grandi retailer saranno importanti non soltanto per valutare le singole aziende,
ma soprattutto per comprendere lo stato di salute del consumatore americano.
La scorsa settimana le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione dello 0,6% a luglio,
nettamente peggiore rispetto alla crescita dello 0,1% attesa dal mercato.
Per questo motivo sarà importante ascoltare ciò che i management diranno sull'andamento della domanda, sui prezzi,
sui margini e sulle prospettive per i prossimi mesi.
Il principale risultato societario della seduta precedente è arrivato da Home Depot,
che ha registrato utili superiori alle attese del 4,5% e ricavi per 47,9 miliardi di dollari,
circa l'1,3% sopra le stime.
Il mercato ha tuttavia accolto i risultati con prudenza e il titolo ha perso lo 0,12%, soprattutto perché
la società non ha migliorato le proprie previsioni per l'intero esercizio.
È un altro esempio di quanto, in questa fase,
non sia sufficiente battere le aspettative: conta soprattutto ciò che le aziende prevedono per il futuro.
Il mio punto di vista
Tre sedute consecutive negative meritano attenzione, ma non credo che sia ancora corretto parlare automaticamente
di un cambiamento strutturale del mercato.
La cosa più interessante della seduta di ieri è, secondo me, la natura della correzione.
Al momento non vediamo un improvviso deterioramento della domanda di semiconduttori o una revisione radicale
delle prospettive dell'intelligenza artificiale. Stiamo invece assistendo soprattutto a una
compressione delle valutazioni provocata dall'aumento dei rendimenti e dal ritorno del rischio inflazione.
La distinzione è fondamentale.
Se i fondamentali delle aziende rimangono solidi mentre i prezzi scendono per ragioni macroeconomiche,
una correzione può progressivamente creare nuove opportunità. Se invece inizieremo a vedere revisioni al ribasso degli utili,
riduzioni degli investimenti nell'IA o un deterioramento della domanda, allora il quadro sarebbe molto diverso.
Per questo nelle prossime sedute guarderò meno alla percentuale giornaliera del Nasdaq e molto di più a
rendimenti obbligazionari, petrolio, Federal Reserve e revisioni delle aspettative sugli utili.
L'opinione di Marco Bernasconi
Le giornate come quella di ieri sono probabilmente quelle nelle quali un investitore scopre davvero quale sia la propria strategia.
Quando NVIDIA sale, quando i semiconduttori corrono e quando ogni seduta sembra confermare la nostra tesi,
mantenere una visione di lungo periodo è relativamente semplice.
È quando Sandisk e Seagate perdono oltre il 9%, Micron oltre il 7%, AMD più del 4% e NVIDIA oltre il 2%
in una sola seduta che diventa necessario distinguere l'emotività dall'analisi.
La prima domanda che mi pongo davanti a un ribasso importante non è: quanto ha perso il titolo?
La domanda è: che cosa è cambiato nell'azienda?
Se la risposta è che sono peggiorati gli utili, la domanda, il vantaggio competitivo o le prospettive future,
allora bisogna essere pronti a rivedere anche radicalmente la propria posizione.
Ma se l'azienda continua a svilupparsi secondo la tesi originaria e ciò che è cambiato è principalmente il prezzo
che il mercato è disposto a pagare a causa dei tassi, del petrolio o della volatilità, il ragionamento deve essere differente.
Questo non significa comprare automaticamente ogni ribasso.
Una correzione non trasforma necessariamente un titolo costoso in un titolo conveniente.
Significa però che proprio durante queste fasi bisogna tornare ai fondamentali e chiedersi quali aziende continueremmo
volentieri a possedere anche se Wall Street rimanesse volatile per qualche settimana.
Il rialzo dei rendimenti è reale e non va sottovalutato. Il petrolio può complicare nuovamente il percorso dell'inflazione
e una Federal Reserve più restrittiva rappresenterebbe certamente un ostacolo per le valutazioni più aggressive
del settore tecnologico.
Ma non confonderei questi elementi con la fine del ciclo dell'intelligenza artificiale.
Il prezzo può cambiare in un giorno. Il valore di un'azienda raramente cambia con la stessa velocità.
È proprio nei momenti di volatilità che credo sia necessario mantenere disciplina, studiare ancora più attentamente i numeri
e separare le aziende che stavano salendo semplicemente perché il mercato era favorevole da quelle che possiedono realmente
le caratteristiche per continuare a crescere negli anni.
Marco Bernasconi
Founder & Chief Investment Strategist
Marco Bernasconi Trading
Le opinioni espresse rappresentano valutazioni personali dell'autore e hanno finalità esclusivamente informative.
Non costituiscono una raccomandazione personalizzata di investimento né una sollecitazione all'acquisto
o alla vendita di strumenti finanziari.