Wall Street perde terreno per il quarto giorno consecutivo: petrolio sopra $100, rendimenti in salita e ora il CPI può decidere tutto

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Wall Street perde terreno per il quarto giorno consecutivo: petrolio sopra $100, rendimenti in salita e ora il CPI può decidere tutto



Wall Street continua a scendere.



Per la quarta seduta consecutiva, i principali indici americani hanno chiuso in territorio negativo, ancora una volta frenati dagli stessi due fattori che hanno dominato l’intera settimana: l’aumento del prezzo del petrolio e la crescita dei rendimenti obbligazionari.



Il mercato, però, non sembra ancora essere entrato in una fase di panico.



La sensazione è piuttosto quella di una progressiva riduzione del rischio mentre gli investitori aspettano l’evento che potrebbe finalmente dare una direzione più chiara al mercato:



il CPI di oggi.



Dopo quattro giornate consecutive di ribasso, il dato sull’inflazione assume un’importanza ancora maggiore perché sarà l’ultimo grande indicatore sui prezzi prima della riunione della Federal Reserve della prossima settimana.



E nel frattempo le aspettative sui tassi stanno cambiando velocemente.



Quarta seduta consecutiva in rosso



La giornata si è conclusa con perdite abbastanza simili sui tre principali indici.



Il NASDAQ ha ceduto lo 0,65%, circa 171 punti, chiudendo a 26.081,72 punti.



Il Dow Jones ha perso lo 0,60%, circa 316 punti, terminando la seduta a 52.064,10 punti.



L’S&P 500 è invece arretrato dello 0,58%, chiudendo a 7.591,70 punti.



Il dato che conta, però, non è soltanto la percentuale della singola seduta.



Tutti e tre gli indici sono ormai in calo da quattro sessioni consecutive.



Non stiamo assistendo a un crollo improvviso.



Stiamo assistendo a qualcosa di più lento.



Il mercato continua a perdere terreno un po’ alla volta mentre diminuisce progressivamente la disponibilità degli investitori ad assumersi rischio.



Petrolio sopra i 100 dollari: la pressione sull’inflazione aumenta



Il primo problema rimane il petrolio.



Sia il Brent sia il WTI si trovano ormai sopra i 100 dollari al barile, mentre il conflitto con l’Iran continua a sostenere le preoccupazioni sull’offerta.



Per il mercato azionario, tuttavia, il problema non riguarda semplicemente le società energetiche o il prezzo della benzina.



Il vero rischio è quello che il petrolio può fare all’inflazione.



Quando l’energia aumenta rapidamente, l’effetto può propagarsi attraverso gran parte dell’economia:




  • trasporti;

  • produzione;

  • logistica;

  • materie prime;

  • servizi.



E proprio mentre la Federal Reserve sta cercando di capire se l’inflazione sia sufficientemente sotto controllo, il ritorno del petrolio sopra quota 100 dollari rappresenta esattamente il tipo di variabile che può complicare il quadro.



Il PPI conferma che l’inflazione resta elevata



I dati sull’inflazione alla produzione pubblicati ieri sono stati sostanzialmente in linea con le aspettative.



Ma questo non significa che siano stati rassicuranti.



Il PPI complessivo è salito del 5,4%, mentre il dato core è aumentato del 4,6%.



Entrambi hanno mostrato un’accelerazione rispetto alla rilevazione precedente.



E soprattutto rimangono molto lontani dall’obiettivo del 2% della Federal Reserve.



Questo è il punto che considero più importante.



Il mercato non aveva necessariamente bisogno di un PPI molto superiore alle attese per preoccuparsi.



Era sufficiente vedere che le pressioni sui prezzi continuano a rimanere elevate.



E mentre contemporaneamente salgono petrolio e rendimenti obbligazionari, la combinazione diventa molto meno favorevole per le azioni.



Le probabilità di un aumento dei tassi superano il 70%



La reazione del mercato alle ultime informazioni è stata molto chiara.



Le aspettative per la prossima decisione della Federal Reserve stanno diventando progressivamente più aggressive.



Durante la giornata la probabilità implicita di un aumento dei tassi aveva superato il 60%.



Al momento della stesura di questa analisi è arrivata oltre il 70%, secondo il CME FedWatch Tool.



Questo significa che in pochi giorni il mercato ha modificato in maniera significativa la propria visione sulla Fed.



Ed è probabilmente una delle principali ragioni per cui le azioni continuano a perdere terreno.



Tassi più alti significano infatti:




  • costo del capitale maggiore;

  • valutazioni più difficili da sostenere;

  • rendimenti obbligazionari più competitivi rispetto alle azioni;

  • maggiore pressione soprattutto sui titoli growth e tecnologici.



Il mercato obbligazionario continua a mandare un messaggio



Parallelamente continua la salita dei rendimenti dei Treasury.



Ed è forse questa la variabile che, insieme al petrolio, sto osservando con maggiore attenzione.



Quando il rendimento del decennale continua a salire, Wall Street inevitabilmente comincia a chiedersi quale sia il livello al quale le obbligazioni diventano sufficientemente interessanti da sottrarre capitale alle azioni.



È un meccanismo molto semplice.



Più aumenta il rendimento considerato relativamente privo di rischio, più gli investitori chiedono un premio elevato per continuare a detenere attività più rischiose.



Ed è proprio questo processo che può contribuire a spiegare il comportamento del mercato negli ultimi quattro giorni.



Oracle +6% dopo i risultati: il cloud continua a correre



In mezzo a un mercato debole, però, continuano a emergere singole società capaci di distinguersi.



Oracle (ORCL) è salita di oltre il 6% nelle contrattazioni after-hours dopo la pubblicazione di una trimestrale particolarmente solida.



La società ha riportato una sorpresa positiva sugli utili superiore al 10%.



Il fatturato è cresciuto del 30% su base annua, superando le aspettative del consenso degli analisti.



Ma il dato che secondo me merita maggiore attenzione è un altro.



Il business delle infrastrutture cloud è cresciuto del 121%.



Questo numero racconta molto bene quanto rapidamente stia crescendo la domanda di capacità computazionale e infrastrutturale legata anche all’intelligenza artificiale.



Ed è ancora una volta la dimostrazione di un principio che continuo a sottolineare:



anche quando il mercato generale diventa difficile, le aziende che producono risultati superiori alle aspettative possono continuare a essere premiate.



Adobe batte le attese, ma il titolo scende



Situazione differente per Adobe (ADBE).



La società ha superato le aspettative sia sul fatturato sia sugli utili.



Nonostante questo, le azioni sono scese di circa il 2% nell’after-hours.



È un esempio particolarmente interessante.



Perché dimostra quanto in questo momento non sia sufficiente semplicemente “battere le stime”.



Il mercato vuole qualcosa di più.



Vuole crescita.



Vuole indicazioni future convincenti.



Vuole capire chi riuscirà realmente a beneficiare dell’intelligenza artificiale e chi invece rischia di subire una pressione crescente da parte delle nuove piattaforme.



Oracle e Adobe, nella stessa serata, rappresentano perfettamente questa differenza.



Entrambe hanno superato determinate aspettative.



Ma la reazione del mercato è stata completamente diversa.



Ora conta tutto il CPI



Ed eccoci al vero appuntamento della settimana.



Oggi arriverà il CPI.



Il mercato si aspetta un dato complessivo del 3,4%, sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente.



Il dato core è invece previsto al 2,4%, leggermente inferiore alla rilevazione precedente.



Questi numeri appaiono più contenuti rispetto al PPI.



Ma il contesto nel quale vengono pubblicati è diventato molto più delicato.



Il petrolio è sopra i 100 dollari.



I rendimenti stanno salendo.



Il PPI ha mostrato un’accelerazione.



E il mercato assegna ormai più del 70% di probabilità a un aumento dei tassi.



Questo rende il CPI molto più importante rispetto a quanto sarebbe stato soltanto pochi giorni fa.



Due scenari completamente diversi



Un dato sull’inflazione sufficientemente contenuto potrebbe fornire al mercato quel primo elemento di sollievo che manca ormai da quattro sedute.



Potrebbe diminuire la pressione sui rendimenti.



Potrebbe ridurre le aspettative di un aumento dei tassi.



E potrebbe riaprire spazio per un recupero delle azioni.



Ma il rischio è evidente.



Se il CPI dovesse mostrare un’inflazione superiore alle attese, il mercato potrebbe essere costretto a rivedere ancora una volta le proprie aspettative sulla politica monetaria.



E in quel caso la combinazione tra petrolio sopra i 100 dollari, inflazione persistente, rendimenti elevati e Fed più aggressiva potrebbe diventare molto più difficile da assorbire.



Il mio punto di vista



Quattro giornate consecutive di ribasso meritano attenzione.



Ma, ancora una volta, credo sia importante capire perché il mercato sta scendendo.



Non vedo al momento una crisi improvvisa dei fondamentali societari.



Non vedo nemmeno una vendita indiscriminata.



Vedo soprattutto un mercato che sta modificando rapidamente le proprie aspettative sui tassi.



Ed è una differenza fondamentale.



Il problema non è soltanto il petrolio.



Il problema non è soltanto il PPI.



Il problema non è soltanto il rendimento del Treasury.



È la combinazione di queste variabili che sta riportando al centro del mercato una domanda che sembrava quasi risolta:



la Federal Reserve dovrà tornare ad alzare i tassi?



Quando la probabilità passa in pochi giorni da circa il 50% a oltre il 70%, è inevitabile che gli investitori diventino più prudenti.



Per questo credo che il CPI di oggi rappresenti un vero spartiacque.



Non necessariamente perché deciderà il futuro del mercato nei prossimi mesi.



Ma perché potrebbe decidere quale narrativa dominerà Wall Street nel breve periodo.



L’opinione di Marco Bernasconi



C’è però un elemento che continuo a considerare estremamente importante.



Mentre gli indici scendono da quattro giorni, Oracle sale di oltre il 6% dopo la trimestrale.



Questo è esattamente il motivo per cui continuo a dire che non possiamo limitarci a osservare soltanto Dow Jones, Nasdaq e S&P 500.



Dentro un mercato debole continuano a esistere aziende che crescono.



Continuano a esistere società che sorprendono positivamente.



Continuano a esistere business nei quali la domanda strutturale rimane estremamente forte.



Il cloud di Oracle è cresciuto del 121%.



Questo dato, per me, conta molto più di qualche decimo percentuale perso dal Nasdaq in una singola seduta.



Non perché il mercato generale non sia importante.



Lo è.



Ma perché il nostro obiettivo non dovrebbe essere soltanto indovinare se l’indice salirà o scenderà domani.



Il nostro obiettivo dovrebbe essere individuare le aziende che possono continuare a costruire valore indipendentemente dal rumore quotidiano del mercato.



Ed è proprio quando aumentano volatilità, tassi e incertezza che questa selezione diventa ancora più importante.






Dall’analisi del mercato alla selezione delle opportunità



È qui che la mia analisi quotidiana lascia spazio alla parte più concreta del mio lavoro.



Ogni giorno parto da ciò che accade sui mercati — inflazione, tassi, petrolio, utili, tecnologia — e cerco di trasformarlo in opportunità attraverso strategie e orizzonti temporali differenti.






1. TITOLO DEL GIORNO — 11 SETTEMBRE



Il mio Titolo del Giorno è la singola società che, secondo la mia analisi, presenta in questo momento una delle combinazioni più interessanti tra qualità, crescita, valutazione e potenziale futuro.



La selezione di oggi nasce da una domanda che ogni investitore prima o poi si pone:



quando un titolo è vicino ai massimi, è ormai troppo tardi per acquistarlo?



La risposta, secondo me, non dipende semplicemente da quanto il prezzo sia già salito.



Dipende soprattutto da ciò che stanno facendo gli utili.



Nel caso della società che ho selezionato oggi, mentre il titolo si è avvicinato ai massimi delle ultime 52 settimane, le stime sugli utili dell’anno corrente sono aumentate di circa +32% negli ultimi 60 giorni.



Ed è proprio qui che trovo l’elemento più interessante.



Prezzo e valutazione non sono la stessa cosa.



Un titolo può essere vicino ai massimi ed essere molto caro. Ma può anche trovarsi vicino ai massimi mentre gli utili crescono abbastanza rapidamente da continuare a sostenere una valutazione interessante.



È proprio questo tipo di situazione che cerco con il mio Titolo del Giorno.





→ Scopri il Titolo del Giorno dell’11 settembre: titolo vicino ai massimi, ma le stime sugli utili negli ultimi 60 giorni sono aumentate del 32%






2. TOP 5 — Le 5 migliori azioni per i prossimi 30 giorni



Con TOP 5 seleziono le cinque società che considero più interessanti per i successivi 30 giorni.



Cerco situazioni nelle quali fondamentali, crescita degli utili, revisioni positive delle stime, momentum e catalizzatori di breve periodo possano creare un rapporto rischio/opportunità particolarmente interessante.



È una strategia più aggressiva e con un orizzonte temporale preciso:



cinque titoli, circa 30 giorni e un nuovo portafoglio ogni mese.





→ Scopri TOP 5 — Le 5 migliori azioni per i prossimi 30 giorni — Settembre 2026






3. BEST 5 — Migliori azioni aurifere da acquistare a settembre 2026



E mentre petrolio, inflazione e rendimenti tornano a dominare l’attenzione dei mercati, rimane particolarmente interessante anche il tema delle materie prime e, nello specifico, dell’oro.



Nel mio BEST 5 – Migliori azioni aurifere da acquistare a settembre 2026 ho selezionato cinque società differenti attraverso le quali cerco di partecipare al tema dell’oro utilizzando anche la leva operativa delle società minerarie.



Non una sola azienda.



Non una sola scommessa.



Ma cinque tesi differenti costruite intorno allo stesso grande tema.





→ Scopri BEST 5 — Migliori azioni aurifere da acquistare a settembre 2026






Tre strumenti, tre modi diversi di cercare opportunità



Titolo del Giorno per concentrarmi ogni volta su una singola società selezionata.



TOP 5 per individuare cinque opportunità con un orizzonte temporale di circa 30 giorni.



BEST 5 per trasformare un grande tema di investimento in una selezione concreta di cinque società.



Tre strumenti differenti, tre logiche di investimento diverse, ma un unico principio:



trasformare ciò che accade sul mercato in una selezione concreta di opportunità.



Soprattutto quando il mercato diventa più difficile, non credo sia il momento di smettere di cercare.



Credo sia il momento di diventare ancora più selettivi.







Marco Bernasconi

Founder & Chief Investment Strategist

Marco Bernasconi Trading





www.marcobernasconitrading.com






Le opinioni espresse rappresentano valutazioni personali dell’autore e hanno finalità esclusivamente informative. Non costituiscono una raccomandazione personalizzata di investimento né una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito.




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