Wall Street scende per il terzo giorno consecutivo: rendimenti e petrolio salgono, ora l’inflazione può decidere tutto
Wall Street continua lentamente a perdere terreno.
I principali indici americani hanno chiuso in ribasso per la terza seduta consecutiva, ancora una volta sotto la pressione dell’aumento dei rendimenti obbligazionari e del prezzo del petrolio.
Non stiamo assistendo, almeno per il momento, a una vera vendita da panico.
È qualcosa di diverso.
Il mercato sembra semplicemente non riuscire a trovare un motivo sufficientemente forte per tornare a comprare con convinzione.
E mentre ogni tentativo di recupero intraday viene progressivamente venduto, gli investitori stanno aspettando quello che considero il vero appuntamento della settimana: i nuovi dati sull’inflazione.
Prima arriverà il PPI.
Poi il CPI.
E a pochi giorni dalla prossima riunione della Federal Reserve, questi due numeri potrebbero modificare ancora una volta completamente le aspettative sui tassi.
Dow ancora sotto pressione: oltre 1.000 punti persi in due sedute
Il Dow Jones è stato nuovamente l’indice più debole.
Ha perso lo 0,77%, circa 405 punti, chiudendo a 52.380,66 punti.
Nelle ultime due sedute il Dow ha lasciato sul terreno complessivamente oltre 1.000 punti.
Il NASDAQ ha ceduto lo 0,64%, circa 168 punti, terminando la giornata a 26.253,34 punti.
L’S&P 500 è invece arretrato dello 0,48%, chiudendo a 7.636,36 punti.
Tre indici in ribasso.
Terza giornata negativa consecutiva.
Ma ancora nessun segnale evidente di capitolazione.
Ed è proprio questa caratteristica che trovo interessante.
Il mercato non sta crollando. Sta lentamente sgonfiandosi mentre gli investitori cercano di capire se il prossimo movimento importante arriverà dall’inflazione, dai rendimenti o dalla Federal Reserve.
Il Tesoro triplica i riacquisti, ma i rendimenti continuano a salire
Uno degli elementi più interessanti della giornata è arrivato dal mercato obbligazionario.
Il Dipartimento del Tesoro americano prevede di riacquistare 6 miliardi di dollari di debito pubblico, una cifra tre volte superiore al normale.
La misura, tuttavia, è risultata inferiore alle aspettative di molti analisti.
E soprattutto non è riuscita, almeno inizialmente, a fermare l’aumento dei rendimenti.
Il rendimento del Treasury decennale è salito di altri 3 punti base, raggiungendo il 4,837%, il livello più alto dall’ottobre 2023.
Questo è un dato che merita attenzione.
Perché non è la prima volta che il Tesoro prova a intervenire attraverso operazioni di riacquisto.
A metà agosto, quando il programma sui titoli a lunga scadenza era stato raddoppiato, i rendimenti erano scesi per appena una seduta prima di riprendere la loro corsa.
Adesso il programma è stato triplicato.
E questa volta i rendimenti non hanno nemmeno concesso quella giornata di sollievo.
È un segnale che non sottovaluterei.
Perché il rendimento del Treasury al 4,837% conta così tanto
Quando il rendimento del decennale americano sale, il problema non riguarda soltanto il mercato obbligazionario.
Il suo effetto si propaga praticamente su tutto il sistema finanziario.
Rendimenti più elevati significano un costo del capitale maggiore per le aziende.
Significano finanziamenti più costosi.
Mutui più costosi.
E rendono contemporaneamente i titoli di Stato più competitivi rispetto alle azioni.
Più sale il rendimento considerato relativamente privo di rischio, maggiore deve essere il rendimento potenziale richiesto dagli investitori per accettare il rischio del mercato azionario.
Ecco perché Wall Street osserva il Treasury quasi quanto osserva l’S&P 500.
In questo momento il 4,837% diventa quindi uno dei numeri più importanti da monitorare.
Petrolio ancora in accelerazione: Brent sopra $101 e WTI oltre $96
Il secondo problema arriva ancora una volta dal petrolio.
Dopo i forti rialzi delle sedute precedenti, Brent e WTI hanno guadagnato ieri oltre il 3%.
Il Brent ha superato i 101 dollari al barile.
Il WTI è salito oltre i 96 dollari.
Il conflitto con l’Iran continua ad alimentare le preoccupazioni sulla disponibilità dell’offerta e sulle possibili conseguenze geopolitiche.
Ma per Wall Street la questione va ben oltre il prezzo del greggio.
Petrolio più alto significa potenzialmente inflazione più alta.
Inflazione più alta può significare una Fed più aggressiva.
E una Fed più aggressiva può significare tassi più alti più a lungo.
È esattamente il circuito che il mercato non vorrebbe vedere in questo momento.
PPI: il primo vero test arriva domani
Ed eccoci quindi al dato che può cominciare a cambiare lo scenario.
Domani verrà pubblicato il PPI, l’indice dei prezzi alla produzione.
Le aspettative non sono particolarmente rassicuranti.
L’inflazione complessiva all’ingrosso dovrebbe salire al 5,3% su base annua, rispetto al 4,7% del mese scorso.
Il dato core dovrebbe invece avanzare al 4,6%, contro il precedente 4,2%.
In entrambi i casi, quindi, le aspettative indicano un movimento nella direzione sbagliata.
Ed è particolarmente importante che questo avvenga proprio mentre il prezzo del petrolio sta accelerando.
Se il PPI dovesse risultare superiore alle aspettative, il mercato potrebbe iniziare a scontare con ancora maggiore convinzione il rischio di un intervento della Fed.
Se invece sorprendesse positivamente, potrebbe offrire un primo sollievo dopo tre sedute consecutive di ribasso.
Ma sarà il CPI il dato che conta davvero
Nonostante l’importanza del PPI, credo che il vero appuntamento rimanga quello di venerdì.
Il CPI sarà probabilmente il dato più importante della settimana.
E potrebbe diventare uno dei numeri più importanti dell’intero mese.
La ragione è semplice.
Arriverà pochi giorni prima della prossima decisione della Federal Reserve.
Il mercato attribuisce attualmente circa il 60% di probabilità a un aumento dei tassi, secondo il CME FedWatch Tool.
Questo significa che gli investitori sono ancora molto divisi.
Non esiste una decisione pienamente scontata.
Ed è proprio quando il mercato si trova in questa situazione che un singolo dato macroeconomico può provocare movimenti molto importanti.
Apple presenta iPhone Duo: il primo pieghevole costa $2.000
Sul fronte societario, Apple è stata una delle protagoniste della giornata.
Apple (AAPL) e il nuovo CEO John Ternus hanno finalmente presentato il primo iPhone pieghevole della società.
Si chiama iPhone Duo.
Il prezzo annunciato è di 2.000 dollari.
Le azioni Apple hanno perso lo 0,28%, un movimento tutto sommato contenuto e compatibile con il tradizionale comportamento del titolo durante molte giornate di lancio prodotto.
La vera prova inizierà però adesso.
Non sarà tanto importante ciò che gli investitori pensano del prodotto nelle prime ventiquattro ore.
Sarà importante capire come reagiranno i consumatori a un dispositivo da 2.000 dollari, soprattutto in una fase nella quale prezzi e costo della vita continuano a essere al centro del dibattito economico.
Se Apple riuscirà a creare una nuova categoria premium capace di generare domanda reale, il prodotto potrebbe rappresentare un nuovo importante ciclo per l’azienda.
Ma sarà il mercato a dircelo.
Magnificent Seven in difficoltà, con una grande eccezione: Meta +6,6%
È stata una seduta difficile per praticamente tutti i titoli del Magnificent Seven.
Con una grande eccezione.
Meta (META) è salita di quasi il 6,6% dopo il lancio del nuovo assistente di intelligenza artificiale Muse.
La caratteristica interessante di questa piattaforma è che l’intelligenza artificiale non si limita più soltanto a rispondere a domande.
Può svolgere azioni concrete per conto dell’utente.
Shopping online.
Prenotazioni di viaggi.
Invio di email.
E molte altre attività.
Questo passaggio dall’AI che risponde all’AI che agisce potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più importanti della nuova generazione di applicazioni.
E il mercato sembra aver immediatamente premiato Meta per questa direzione.
Oracle e Adobe: tornano protagonisti gli utili tecnologici
Non siamo nel pieno della stagione degli utili, ma le prossime ore offriranno comunque due appuntamenti societari molto importanti.
Dopo la chiusura dei mercati arriveranno i risultati di Oracle (ORCL).
Il management prevede una crescita dei ricavi tra il 27% e il 29% e una crescita degli utili intorno al 17%.
L’elemento che il mercato osserverà con maggiore attenzione sarà naturalmente il cloud.
La crescita dell’intelligenza artificiale sta aumentando enormemente la domanda di capacità computazionale e infrastrutture cloud, e Oracle sta cercando di conquistare una posizione sempre più rilevante all’interno di questa trasformazione.
Ma non sarà sola.
È prevista anche la pubblicazione dei risultati di Adobe (ADBE).
Due grandi società software.
Due modelli di business differenti.
Ma entrambe direttamente coinvolte nell’enorme trasformazione che l’intelligenza artificiale sta provocando nel settore tecnologico.
Il mio punto di vista
Tre giornate consecutive di ribasso attirano inevitabilmente l’attenzione.
Ma io eviterei, almeno per il momento, di interpretarle come l’inizio automatico di una correzione importante.
Quello che vedo è soprattutto un mercato che sta aspettando risposte.
E in questo momento ci sono tre domande fondamentali.
Dove si fermerà il petrolio?
Dove si fermeranno i rendimenti?
E cosa diranno PPI e CPI sull’inflazione?
Sono queste le variabili che probabilmente decideranno il prossimo movimento.
Il Dow ha perso oltre 1.000 punti in due giorni, ma non abbiamo ancora assistito a vendite indiscriminate o a un improvviso deterioramento generale del mercato.
Vedo piuttosto una progressiva riduzione del rischio.
Gli investitori stanno aspettando.
E credo sia perfettamente comprensibile.
Quando hai un CPI a pochi giorni dalla riunione della Federal Reserve e il mercato assegna circa il 60% di probabilità a un aumento dei tassi, non serve necessariamente vendere tutto.
Può bastare semplicemente aspettare prima di comprare.
Ed è probabilmente quello che molti stanno facendo.
L’opinione di Marco Bernasconi
C’è una frase che descrive bene quello che stiamo vedendo:
non c’è panico, c’è un lento e graduale calo.
Ed è una distinzione importante.
Ogni piccolo recupero intraday continua a essere venduto.
Il mercato cerca una ragione per comprare, ma per il momento non riesce ancora a trovarla.
Potrebbe trovarla nel PPI.
Potrebbe trovarla nel CPI.
Potrebbe trovarla in un rallentamento del petrolio o dei rendimenti.
Oppure potrebbe essere costretto a scendere ancora prima di trovarla.
Io non credo che il nostro lavoro sia cercare di indovinare quale di queste cose accadrà per prima.
Il nostro lavoro è essere pronti.
E soprattutto continuare a distinguere il movimento dell’indice dal movimento delle singole società.
Meta ieri è salita quasi del 6,6% mentre il Nasdaq perdeva lo 0,64%.
Ancora una volta, due realtà apparentemente contraddittorie possono convivere nella stessa giornata.
Ed è esattamente per questo che continuo a concentrarmi sulla selezione.
Non mi interessa semplicemente sapere se domani Wall Street sarà verde o rossa.
Mi interessa capire quali aziende hanno catalizzatori, crescita, fondamentali e prospettive sufficientemente forti da poter creare opportunità anche quando il mercato generale diventa più difficile.
Perché è proprio nelle fasi di maggiore selettività che, secondo me, il lavoro sui singoli titoli diventa ancora più importante.
Dall’analisi del mercato alla selezione delle opportunità
Questo è il momento in cui l’analisi macroeconomica deve trasformarsi in qualcosa di concreto.
Rendimenti, petrolio, inflazione e Fed ci aiutano a capire il contesto.
Ma poi bisogna decidere dove cercare le opportunità.
Ed è qui che entrano in gioco le mie diverse selezioni.
1. TITOLO DEL GIORNO — 10 SETTEMBRE
Il mio Titolo del Giorno è la singola società che, secondo la mia analisi, presenta in questo momento una delle combinazioni più interessanti tra qualità, crescita, valutazione e potenziale futuro.
La selezione di oggi è ancora una volta collegata a uno dei grandi temi strutturali che sto seguendo con maggiore attenzione: l’intelligenza artificiale.
Ma questa volta non guardo ai chip o ai modelli AI.
Guardo a un elemento altrettanto indispensabile: i dati.
L’intelligenza artificiale genera, utilizza e archivia quantità enormi di informazioni. E senza infrastrutture capaci di conservare questi dati in modo efficiente e affidabile, l’intero ecosistema non potrebbe funzionare.
È proprio da questa esigenza che nasce la società selezionata oggi.
→ Scopri il Titolo del Giorno del 10 settembre: “La società che conserva i dati dell’intelligenza artificiale”
2. TOP 5 — Le 5 migliori azioni per i prossimi 30 giorni
Con TOP 5 seleziono le cinque società che considero più interessanti per i successivi 30 giorni.
Cerco situazioni nelle quali fondamentali, crescita degli utili, revisioni positive delle stime, momentum e catalizzatori di breve periodo possano creare un rapporto rischio/opportunità particolarmente interessante.
È una strategia più aggressiva e con un orizzonte temporale preciso: cinque titoli, circa 30 giorni e un nuovo portafoglio ogni mese.
→ Scopri TOP 5 — Le 5 migliori azioni per i prossimi 30 giorni — Settembre 2026
3. BEST 5 — Migliori azioni aurifere da acquistare a settembre 2026
Accanto alla tecnologia e all’intelligenza artificiale esistono altri grandi temi che sto seguendo con particolare attenzione.
Uno di questi è l’oro.
La mia scelta, però, non è stata semplicemente quella di acquistare direttamente il metallo.
Ho cercato invece le società che potrebbero beneficiare maggiormente di una fase positiva dell’oro, sfruttando anche quella leva operativa che può trasformare l’aumento del prezzo del metallo in una crescita proporzionalmente superiore di margini e utili.
Da questa ricerca è nato il mio nuovo BEST 5 – Migliori azioni aurifere da acquistare a settembre 2026.
Ho selezionato cinque società differenti, costruendo una selezione tematica con caratteristiche, profili di rischio e catalizzatori diversi.
Perché anche quando individuo un grande tema di investimento, il mio lavoro non termina nel momento in cui scelgo il settore.
È proprio lì che comincia la parte più importante: selezionare le società che considero meglio posizionate per trasformare quel tema in un’opportunità concreta.
→ Scopri BEST 5 — Migliori azioni aurifere da acquistare a settembre 2026
Tre strumenti, tre modi diversi di cercare opportunità
Titolo del Giorno per concentrarmi ogni volta su una singola società selezionata.
TOP 5 per individuare cinque opportunità con un orizzonte temporale di circa 30 giorni.
BEST 5 per trasformare un grande tema di investimento in una selezione concreta di cinque società.
Tre strumenti differenti, tre logiche di investimento diverse, ma un unico principio:
non acquistare semplicemente perché il mercato sta salendo, ma selezionare ciò che ritengo abbia le migliori ragioni per poterlo fare.
In giornate come queste, nelle quali gli indici arretrano ma singole società continuano a distinguersi, questo principio diventa ancora più importante.
Marco Bernasconi
Founder & Chief Investment Strategist
Marco Bernasconi Trading
www.marcobernasconitrading.com
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